Thunderstruck – Raiden

Nome Operazione: “Thunderstruck”

Luogo: N/D Ore: 3:24 AM

“Sei pronto per la festa?” chiese la voce attraverso gli auricolari.

Prima di rispondere fece un respiro profondo, cosa che gli risultava sempre strana avendo un casco ermetico sulla testa. Scrutava con la funzione binoculare la fabbrica di droni dove si sarebbe dovuto infiltrare entro pochi minuti. In lontananza si sentivano dei tuoni e si scorgevano dei lampi, segno inequivocabile di una tempesta in arrivo. Rispetto alla fabbrica, si trovava ad una distanza di un paio di kilometri, accovacciato sul tetto del furgone che aveva preso a noleggio in una di quelle agenzie che li affittano per i traslochi. Nei giorni precedenti, per le sue ricognizioni, aveva utilizzato veicoli sempre diversi per evitare di dare nell’occhio. Infine aveva optato per quel comune furgone e si era fermato in una piazzola di sosta. Già da giorni aveva già tracciato il percorso migliore e mappato la posizione di tutte le guardie di sicurezza della struttura. Grazie ai visori integrati nel casco gli erano bastati pochi secondi ed ora il suo obiettivo gli appariva come un punto giallo. Ripassò un’ultima volta il piano per la missione: “trentacinque guardie di sicurezza all’esterno, una recinzione perimetrale alta cinque metri, quarantotto telecamere, quattro ascensori e un montacarichi. Una squadra di sicurezza speciale non collegata all’IA della fabbrica composta da sette uomini più il loro leader. Obiettivo primario al secondo piano sotterraneo. 4 minuti e 52 secondi di tempo”.

Si, era pronto per entrare in azione.

“Apriamo le danze” rispose “facciamogli sentire un po’ di rock’n’roll”.

“Ricevuto!” rispose eccitata la voce attraverso gli auricolari.

“Blackout della base tra 60 secondi” continuò “ti ricordo che partirà immediatamente un messaggio di alert che farà uscire immediatamente la task force di controllo”.

“Perfetto. Non abbiamo tempo da perdere. Vado in posizione” e spiccò un balzo dal tetto del furgone, atterrando agilmente ad una trentina di metri. Equipaggiare una tuta esoscheletro come la sua aveva innumerevoli vantaggi, tra cui il poter percorrere i due kilometri di area desertica che lo separavano dalla fabbrica in poco più di 60 secondi.

Era quasi arrivato alla recinzione perimetrale che circondava l’edificio quando saltò la corrente. L’intera fabbrica rimase al buio per qualche istante, giusto il tempo che entrassero in azione gli UPS e si accendessero le luci di emergenza.

“Ehi Lemmy, ci sei?” chiese mentre raggiungeva la recinzione.

“Certo Raiden, sono dentro ai loro sistemi. Sta per arrivare la tempesta, in tutti i sensi!” rispose divertito Lemmy.

Raiden sorrise pensando a quanto Lemmy amasse giocare con i doppi sensi. “Hai 4 minuti e 52 secondi a partire da adesso. Sono al tuo fianco” Lo avvisò Lemmy. Dagli altoparlanti della base partì a tutto volume il riff di Thunderstruck degli AC/DC.

Raiden raccolse le gambe e scattò in alto come una molla, superando la recinzione alta 5 metri con un facilità ed atterrando comodamente dall’altra parte. Ammortizzatori ai talloni, un altro vantaggio della tuta.

Dall’altra parte della recinzione la situazione era caotica. Le guardie di sicurezza erano nella confusione totale. I pochi che ancora si reggevano in piedi, provavano inutilmente a togliersi il casco. Gli stessi caschi con visori integrati che normalmente ne incrementavano le capacità di mira e di visione. Ora però li intrappolavano con Lemmy che sparava nei timpani di quei poveretti il riff di Angus Young a tutto volume. In più, aveva anche compromesso le funzionalità dei visori in modo da farli piombare in un incubo epilettico. Questo rendeva la sua infiltrazione molto più semplice.

La tempesta saliva potente nelle note iniziali di Thunderstruck e nei cieli attorno alla fabbrica. Raiden si avvicinava indisturbato e velocissimo alle baie di carico dei camion. “Le telecamere?” chiese a Lemmy. “tranquillo, le ho disattivate tutte” rispose serio il suo socio informatico. La via era spianata. “Non sarà così semplice, ricordatelo” si ripeteva mentalmente Raiden.

Entrare dalla zona di carico merce rappresentava il percorso più rapido per raggiungere l’obiettivo al secondo piano sotterraneo. Questo grazie al montacarichi dedicato alla manutenzione della modernissima linea di produzione e imballaggio automatizzata dei droni, che collegava direttamente i vari piani sotterranei.

Arrivato al montacarichi, Raiden forzò le porte con la forza delle braccia meccaniche. Si sporse e vide che il montacarichi era fermo proprio al piano -2. Senza corrente non c’era speranza di farlo risalire e il cronometro giocava contro di lui. Era un’eventualità che avevano messo in conto. Perciò Raiden non ci pensò due volte e si lanciò nel vuoto, cadendo a tutta velocità e atterrando con un boato sul montacarichi proprio quando Brian Johnson spaccava la notte col suo “THUNDER!

Erano passati 52 secondi. restavano 4 minuti.


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